Da Fano a Serristori (e finalmente addio “paninourbe”)
Erano i primi giorni d’agosto quando l’idea ha iniziato a rullare … in pista: un bel volo fino all’aviosuperficie di Serristori, a due passi dalla splendida Castiglion Fiorentino, in Toscana, per coronare il sogno di scavalcare gli Appennini e deliziarci con un pranzo coi fiocchi a bordo campo.
Ma tra la calura asfissiante, l’umidità padrona e i 38°C fissi di un’estate implacabile – al solito, la più calda di sempre, la più fresca di quelle che verranno, il progetto aveva saggiamente chiesto un differito, parcheggiato in attesa di temperature più accettabili, sia per le persone che per i mezzi.
A un certo punto però l’estate finisce, le scuse non ci sono più, l’attesa finisce. Arrivano i primi scampoli di fresco, l’aria si fa tersa e, con essa, torna l’irresistibile richiamo del volo (rigorosamente vissuto all’insegna della massima sicurezza, che lo dico a fare …).
L’equipaggio si compone in fretta: agenda alla mano chiamo in ordine alfabetico tutti i soci del club, ciascuno con un problema insormontabile che va dall’estrazione di un canino incastrato nel piloro alla prima comunione di una vecchia zia guatemalteca alla risuolatura di un paio di scarpe utilizzate per la prima traversata Fano / Gimarra, financo alla commemorazione di un pappagallino che ripeteva in continuazione ogni trentun Dicembre la frase “Forza Lazio” quando, stremato, chiamo nuovamente il buon Giacomo Curzi, che spero sia pronto a dividere l’abitacolo dopo l’epopea di Roma Urbe a maggio scorso, rientrati a Fano con lo stomaco tristemente vuoto, un precedente che grida vendetta. Infatti, Giacomo risponde alla mia telefonata solo dopo una trentina di tentativi e, come Fantozzi, per evitarmi a tutti i costi fa pure l’accento svedese. Implacabile, insisto e ottengo la sua partecipazione. Per questa domenica 4 Ottobre speravamo anche nella preziosa compagnia di Carlo e Massimo, che purtroppo pur avendo promosso l’iniziativa per questa precisa domenica non sono disponibili. Poco male, ci rifaremo e anzi, ci incitano a andare ugualmente.
Io e Giacomo ci diamo appuntamento in aeroporto alle 10:30. Con noi c’è anche l’amico e compagno di esami VDS Simone Donnini, passato solo per un saluto al volo prima di correre incontro ai suoi impegni (del resto, i posti sul nostro velivolo sono due e io già da solo ne occupo tre).
Con la placida e inconfondibile calma della domenica mattina, tiriamo fuori l’aereo dall’hangar, espletiamo scrupolosamente la check-list e diamo un’occhiata al carburante. L’indicatore segna circa 50 litri, con la lancetta chiaramente a tre quarti del serbatoio.

Due rapidi calcoli al volo – bilanciando Taxi fuel, Trip fuel, Contingency e riserva finale – e arrotondiamo per eccesso a 25 litri necessari per tratta. Per il viaggio di andata ci siamo tranquillamente; per il ritorno faremo i conti prima del decollo.
Salutiamo Simone e, intorno alle 11:15, stacchiamo le ruote dalla pista 05 di Fano. Inbound Fossombrone, con il sottoscritto nel ruolo di PIC (Pilot in Command) e Giacomo pronto a prendere i comandi al ritorno.
La rotta è tracciata: sorvoleremo Fossombrone e punteremo dritti alla verticale del campo di Sansepolcro a 5.000 piedi. A cinque minuti da Serristori scenderemo alla quota circuito di 1.500 piedi, contattando il campo sulla frequenza locale, 130.000.
Il volo scorre via liscio come l’olio, senza una singola turbolenza nonostante l’attraversamento della dorsale appenninica. L’alta pressione regala una giornata di visibilità e stabilità semplicemente perfetta. Nel frattempo, restiamo fedelmente in ascolto sulle frequenze di Padova e Roma Info, che sembra sempre di stare in tangenziale alle otto di mattina a Milano, avendo solcato a metà tragitto il confine FIR.
Atterriamo in scioltezza sulla pista 16 in asfalto, dopo esserci coordinati con un traffico locale che ci indica con precisione vento e pista in uso. Parcheggiamo il nostro fedele Pioneer 200 sul prato e muoviamo decisi verso il ristorante. L’ipotesi di un nuovo, mesto “paninourbe” sembra fortunatamente in questo caso un lontano ricordo!
La breve passeggiata dal parcheggio al ristorante ci permette di ammirare quanto questo posto sia curato e accogliente: prati inglesi, erba impeccabile e angoli d’ombra ideali per godersi una mezz’ora di assoluto relax prima del decollo. ENAC Servizi qui non deve essere arrivata.
Ci sistemiamo all’aperto e ordiniamo un primo a cranio. Giacomo punta sui tradizionali pici al sugo toscano, io scelgo le penne alla norcina, curioso di testarle per vedere se riescono a reggere il confronto con la versione che – senza falsa modestia – mi cucino con soddisfazione da solo a casa! La fiorentina? C’è, ed è certamente invitante vista la zona, ma appesantirsi prima del volo di ritorno non è esattamente nei piani.

Finita la luculliana pausa pranzo, siamo in netto anticipo sulla tabella di marcia: sono solo le 13:30 quando rientriamo all’aereo e iniziamo l’ispezione e la verifica dei consumi di carburante.
Ed è qui che scatta il giallo.
Guardiamo l’indicatore e… segna poco meno di 25 litri, con la lancetta pericolosamente sotto la metà. Com’è possibile?! Siamo partiti da Fano con 50 litri, come diavolo facciamo ad averne bruciati 25 in meno di un’ora di volo tranquillo? Con quello che è rimasto arriveremmo a Fano, certo, ma se trovassimo vento contrario? E se un imprevisto ci costringesse a un allungamento? Gli alternati ci sono, ma atterrare col contagocce non è mai il massimo.
Decisione presa: riforniamo qui a Serristori. Ma alla pompa non c’è anima viva, e la club house è deserta. Che fare?
Chiamiamo il cellulare del presidente dell’aeroclub locale, il quale ci gela bonariamente: prima delle 15:00 non si muove foglia e sono solo le 13:40. Valutiamo un salto a Sansepolcro, distante meno di quindici minuti di volo, ma una rapida telefonata spegne ogni speranza: la loro pompa è guasta.
Pazienza. Mettiamo l’anima in pace, torniamo sotto l’ombra con una piacevole brezza, una vista spettacolare sulla pista e ci godiamo l’attesa.

La fortuna, si sa, aiuta gli audaci (o chi sa aspettare). Intorno alle 14:20 arriva uno degli istruttori del club, pronto a risolvere il nostro problema con un prezioso rifornimento.
Mettiamo dentro 12 litri. Terminato il rabbocco, diamo un’occhiata all’indicatore e… magia! La lancetta torna miracolosamente a segnare 50 litri esatti, proprio come alla partenza da Fano.
Ora, matematica e fisica potranno anche avere le loro opinioni, ma 25 più 12 non fa 50! Morale della favola: per il futuro archiviamo l’etichetta con i litri stampata sopra il quadrante e ci affideremo esclusivamente alle brave e vecchie tacche della lancetta, ricordando che dal pieno a metà serbatoio abbiamo a disposizione circa due ore di autonomia.
Con il serbatoio … quantistico … a posto, siamo pronti a ripartire. Mettiamo in moto e rulliamo verso la testata 34, guidati dai preziosissimi consigli di un istruttore locale. Ci spiega che la pista 16 (suggerita dai due nodi di vento) presenta ostacoli in testata da superare con almeno venti metri di margine, e in caso di emergenza offre ben pochi spazi per un atterraggio sicuro. Al contrario, decollando per la 34 gli ostacoli spariscono e, malauguratamente dovessero esserci problemi, la pianura offre innumerevoli campi su cui appoggiarsi.
(Non ricordo il nome dell’istruttore, ma se dovesse leggere queste righe: grazie di cuore. In questo mondo meraviglioso, la condivisione delle esperienze è la chiave di volta della sicurezza in volo).
Con Giacomo stavolta ai comandi, decolliamo e prendiamo subito quota puntando a 3,500 piedi per saltare agilmente il rilievo adiacente a Castiglion Fiorentino. Livelliamo a 4.500 piedi e puntiamo dritti verso casa, avendo già in asse il Monte Nerone. La visibilità è eccezionale e ci permette di riconoscere a colpo d’occhio tutti i waypoint pianificati per il rientro.

Le carte dei bassi strati prevedevano per il tardo pomeriggio un po’ di mountain obscuration sulle cime più alte, ma la realtà ci offre un generoso e netto margine verticale tra le vette e i pochi cumuli giocosi apparsi nel frattempo, permettendoci un attraversamento pulito e spettacolare.

Avvicinandoci alla gola del Furlo e al monte Pietralata, prestiamo la massima attenzione a non sorvolarla: negli ultimi anni ha scelto questo scorcio una famiglia di aquile per nidificare, e noi decidiamo di rispettare la loro quiete, evitando al contempo il rischio concreto di un pericoloso bird strike.

Ci abbassiamo progressivamente per restare fuori dal CTR di Bologna, tenendo comunque la frequenza in ascolto: scendiamo a 2.500 e poi a 1.500 piedi fino a Fano, dove ci coordiniamo con la biga para e il Pilatus dei paracadutisti per chiudere in bellezza la giornata con un atterraggio morbido dopo un volo da incorniciare.
Aereo in hangar, meritata pulizia e la tradizionale stretta di mano con Giacomo, ormai socio in affari e di avventure nei cieli.
Missione compiuta: abbiamo ufficialmente archiviato il paninourbe e inaugurato con successo il #pastaserristori.
Andrea Ricci
Pilota VDS-A — Aero Club Fano
